Giocate!

E’ l’attitudine verso la vita che conta.

Non potevo prenderlo in mano che ieri sto libricino!
Giusto ieri ch’è nato Gabriele!
Franco Bolelli per me potrebbe anche fare l’illustratore di carta igienica, io lo leggerei lo stesso!

Gabriele, voluto, cercato, desiderato.

E’ il bambino di Clara e Bartolo, compagna di asilo lei, compagno di strada lui…
Temporalmente non poteva collocarsi meglio questa mia lettura! Ieri Gabriele, venerdì nascerà Nino, il mio ennesimo nipote!
Volevo comprarlo per Chiara e Marco, per il loro piccolo Riccardo arrivato la notte di Natale, ero sicura che sarebbe stato perfetto per loro, però non potevo venir meno alla mia tradizione di leggere prima io quello che regalo agli altri! E ho fatto bene! Perchè io questo libro dovevo avercelo! E adesso lo comprerò anche per loro!
Le librerie di ogni casa dovrebbero avercelo!

Al di là della tensione evolutiva che mi ha innescato -o semplicemente, nutrito!-, mi ha acceso il take off di una serie inquantificata di ragionamenti! Sono sempre contenta quando leggo una cosa che mi lascia aperte mille porte!

Ha solo 77 pagine ‘sta brossura, ma è progressista oltremodo!
Mi sorprende sempre, Bolelli, quando mi fa riflettere sulla circostanza che l’innovazione è la naturale manifestazione di un organismo sano!
Franco dice che Giocate! è un appello, un incitamento motivazionale, un richiamo appassionato, uno slogan evolutivo, io dico che nessuno meglio di lui mi ha acceso un interruttore, ha sostituito una lampadina che già avevo con un’altra dal wattaggio superiore!
Giocate! non è solo rivolto a chi è appena genitore e si ritrova a fare i conti con la originalità di una persona nuova messa al mondo per vivificare il mondo stesso, con i suoi germogli di unicità… Giocate! è anche per chi, come me, il mondo vuole farlo danzare, per chi, come me, vuole fare politica evolutiva, perchè, come dice Franco, fare politica vitale è dannatamente appassionante! Per chi, come me, vuole far camminare a braccetto Sparta e Atene, l’una coraggiosa, l’altra raffinata!

Io potrei stare a parlare di Giocate! per giorni interi! Ma leggetelo, che è meglio! Arrivate fino alla sua aorta da soli e sporcatevi da voi le mani di sangue vitale!

Siate rockstar nelle vostre scelte quotidiane! 😉

L’importanza di apparecchiare la tavola!

Ti era parsa una saccente citazione Wildiana… vero blog?

Lungi da me ogni riferimento all’alta società vittoriana e alla sua predilezione dell’apparire all’essere!

Qui si parla di ESSERE, abbondantemente essere!
Quindi sarò Franca o Ernesta, fai tu blog, e ti dirò come stanno le cose sulla mia tavola! (E come in pochissime altre cose, forse solo in riferimento al cassetto delle mie mutande, mi sentirai usare il singolare dell’aggettivo possessivo riferito a casa nostra… la tavola è MIA!)

La tavola è il centro del mondo! E’ il centro della famiglia! I nostri affari partono da lì: quello è il centro direzionale dei TerraGlio.

Ti dirò subito quali sono le regole principali, poi tutto il resto.

  1. La giornata comincia a tavola, la quale si è proceduto ad apparecchiare la sera prima, poco dopo la sparecchiata della cena;
  2. apparecchiare la tavola in modo elegante e funzionale, sempre, è fondamentale;
  3. la tavola va usata abbondantemente;
  4. le pietanze vanno impiattate nell’unico e imprescindibile modo;
  5. ognuno è libero di esprimersi, in tutta la sua origo;
  6. dove c’è la tavola, non c’è la tv;
  7. non si usano stoviglie usa e getta;
  8. non si ha timore di sporcare molte stoviglie;
  9. non si mette a tavola l’acqua nelle bottiglie di plastica;
  10. mentre si mangia, si parla e non è cattiva educazione.

Non c’è soluzione di continuità. Nella nostra (è mia perchè io detto le regole -condivise!- e perchè io l’apparecchio! Ma la fruizione è nostra!) tavola tutto ebbe inizio, ma non avrà mai fine!
La  nostra tavola non conosce soste! Fu apparecchiata la prima volta e da allora si configura come il pannello di controllo di questa sacra famiglia!
Si apparecchia sempre: sia che si mangi in uno o in 10, sia che si prenda una tazza di latte, un toast o una cena in gran stile.
Il pasto principale è la cena, poichè a pranzo siamo fuori per lavoro -Andrea il più delle volte, io lavoro vicino e capita anche che torni- quindi, quando parte la sigla del tg, abbandono il soggiorno e mi occupo di stendere la tovaglia, preparare i tovaglioli, i piatti, le ciotole se c’è la zuppa, le cocotte se qualcosa va in forno coperta…

Le stoviglie hanno un ruolo fondamentale: le stoviglie sono l’espressione massima di me stessa!
E le stoviglie variano al variare della tovaglia, ovvio, è superfluo che ve lo dica.

Si sparecchia la cena e dopo poco si apparecchia la colazione… Al mattino siamo troppo provati per pensarci! E’ un’abitudine della nostra famiglia! E’ comodo! Tovagliette, tovagliolo, posate, piattino, miele, cacao, barattolo dei biscotti e quello dei corn flakes. Sottocaffettiera. Le tazze e la caffettiera arrivano alle 8.03 circa, ogni mattino!

Inizia la giornata, più o meno in silenzio… io non sono loquacissima, ma qualcuno dovrà pur mandarla avanti sta baracca, quindi apriamo gli occhi -che davanti a quattro Gocciole è anche facile!- e cominciamo a pigiare i tasti del pannello di controllo!

il primo briefing si fa nella riunione delle 13.15/30 circa… Spesso mi ritrovo con la mia persona, come fossi il Mago Otelma, a fare il punto della situazione, interrogo il mio toast sull’andamento dei lavori, mi confronto con l’insalata circa i programmi pomeridiani…
La tavola è ovviamente apparecchiata. E bene. Non con la tovaglia, ma con una tovaglietta all’americana, è più funzionale.

Gli altri corollari del decalogo che non ho trattato ancora, riguardano i briefing pluripersonali!
Il punto 3 è il padre di tutti i punti: la tavola va usata, ed anche tanto! Qui si organizzano cene con la stessa frequenza dei cavalloni di gennaio sul mare di Ostia: sempre.
Ma che piacere c’è se non concedi una sedia del tavolo delle riunioni agli amici?

E lì davvero sono io! Mi esprimo! Mi realizzo! Apparecchio! E sono felice anche!

Se c’è una giornata di sole, prediligo il giallo, se è Natale il Rosso o il bianco, Se è una cena il blu o il grigio… Per la verità prediligo tutti i colori del mondo perchè le combinazioni sono infinite!!

Apparecchiare la tavola è esprimere se stessi, con tutte le manie, le fissazioni, le passioni…
La mia tavola sono io!

Con i tovaglioli di stoffa, i runner sulle tovaglie, i centrini di merletto ricamato a mano su un telo scrauso di Ikea, i sottobicchieri ricamati dalla nonna di Andrea con i segna posto hightech di mia sorella… il meltin’ pot che sono io!

Non si usano certo stoviglie di plastica, di quelle che sommergono la terra di materiale che mai si degraderà fino alla venuta dei Maya…
I piatti esistono per essere sporcati, per essere usati uno per ogni pietanza! Il piattino esiste per gli antipasti, il piatto fondo è per il primo, la ciotola per la minestra, il piatto piano per il secondo, il piattino per l’insalata, poi quello per la frutta e quell’altro, se c’è, per il dolce!
I bicchieri… odio, dico odio mischiare nello stesso bicchiere l’acqua e l’aranciata! Figuriamoci il vino! Al minimo, a tavola, vanno messi due bicchieri, se si serve più di una bevanda. E l’acqua non va mai e dico mai, messa a tavola in una bottiglia di plastica. Abbiamo le brocche di vetro? Bene, USIAMOLE!
Impiattare… Che non ti venga in testa, blog, di impiattare lontano dalla tavola e portare i piatti già belli e incoppolati! E’ offensivo, mette a disagio gli ospiti ed è foriero di sprechi.
Ma te lo figuri tu, blog, il commensale che ne voleva di meno e per educazione non te lo dice e si fudda fino all’ultimo boccone e poi sta male?? (Oltre ai piatti, rischi di dover lavare anche il gabinetto dopo il pranzo!)
Tu porti un piatto da portata, lo metti al centro e… a ciascuno il suo! Senza limitazioni, senza standard! A tavola occorre la massima libertà di espressione! Ecco perchè ognuno deve essere a proprio agio, deve essere libero di fare il bis senza chiederlo, deve poter mangiare con le posate o con le mani, personalmente sbuccio anche la frutta con le posate, ma a casa nostra, sulla mia tavola, non si etichetta niente e nessuno!
Adesso ti sembreremo una manica di maiali, ma ti assicuro che a seconda dei commensali, a meno che non ci sia Valentina alla quale suscita qualche problema l’onomatopeico ‘BRRRUUUAAAH’, c’è anche il rutto libero!

E’ GRADIMENTO, cavolo!

Un sonoro gradimento! (A meno che non sia quello a soffietto soffocato perchè mi fa molto schifo, o rumoroso o niente, sallo blog!)

Si parla mentre si mangia e sfatiamo sto mito delle mamme che da bambini ci intimavano un secco ‘quando si mangia, non si parla!’ E chi lo dice? (A parte che mentre me lo dicevi, cara mamma, anche tu stavi mangiando e pur parlavi… La miglior educazione è la testimonianza, sallo, cara mamma!). Ma se non ti scambi i pensieri a tavola, che è uno dei pochi momenti di tregua dalla vita, ma quando te li scambi? E che ci fa se hai la bocca piena e farfugli parole comprensibili per metà? Me lo ripeti se non ho capito! Tutti hanno il permesso di parlare, grandi e piccini, persino la piccola SofiSò può strillare e lanciare i suoi giochini, se è dei nostri, poco importa se finiscono nel soutè di cozze!
Tutti possono parlare, tranne la TV.
Dove si pranza è severamente bandita la TV. Dovrai passare sul mio cadavere, blog!

Quindi a tavola si va alle 20.30 ogni sera, dopo la sigla del tg, quando anche Chicco Mentana ci ha augurato buon appetito e si può abbandonare il salotto… e hai giusto il tempo di lavarti le mani, blog, non tardare perchè m’incazzo!