Metro

Okkei…

E’ venerdì! Il tanto agognato venerdì!

E noi staremo lontani dalla metro per tutto il w.e.!

La città vista dalle viscere è proprio strana! E me ne sono accorta ieri quando ho fatto lo stesso percorso anzicchè nell’intestino, in superficie!
Mi sono beccata una dose di panico senza pari: arrivo alla metro e trovo i cancelli chiusi… Il tutto mezz’ora, dico solo mezz’ora prima dell’orario di lavoro… (in metro da casa ci metto 10 minuti di orologio!)
‘Va bè prendo l’altra fermata’, ho pensato! Macchè chiusa uguale, nella mia direzione!
Okkei, c’è! La soluzione c’è! Ci deve essere, non farti prendere dal panico Roberta, e intanto chiama in ufficio e avvisa del verosimile ritardo, poi accendi il cervello e ragiona sul da farsi…

Il romano, in questi casi, è d’aiuto. E’ disponibile e gentile.
Io non ho il biglietto, l’avrei fatto in metro, ma il cancello chiuso non me lo permette!
Salgo lo stesso sul bus, magari posso farlo a bordo… No! Non posso farlo a bordo!
Ma il romano di cui sopra, mi rassicura e, vedendo che io m’appresto a scendere, mi trattiene… ‘Nun ce stà sulla navetta! Resta!’ , mi apostrofa! Si riferiva al controllore! Mi spiegava che su questo tipo di navette, approntate dall’atac per dei casi specifici (che ora vi racconto!) non sale mica il controllore!
Così mi porto dall’altra parte della strada, lì prenderò un’altra navetta alla volta di Termini (che non è Termini Imerese, quella a cui sono ben meglio abituata!)… Da lì raggiungerò l’ufficio a piedi.

Sulla navetta sento ‘ma se posseno buttar giù da nà finestra, ‘nvece di rompere li cojoni a ‘na citta’ntera!’

Ecco il sunto stringato di una tragedia umana: un uomo si butta di sotto alle rotaie e tutti si preoccupano di far tardi a lavoro, di rimanere bloccati nel traffico, di stressarsi e così via…
Io ho pensato:
– cavolo, le prime diarree da comunicare in ufficio!
(ma subito dopo, senza focalizzarmici più di tanto sul ritardo, quanto sulla difficoltà di orientarmi in una città in cui sono un mezzo pesce fuor d’acqua!)
– un uomo s’è buttato di sotto
– il macchinista sarà dilaniato nell’animo…

Ma possibile che il romano sia così abituato a questo genere di tragedia che si sposta subito sui suoi problemi personali?
Certo che fa strano!
A me fa strano!

Il vento fresco che mi scompiglia i capelli, l’odore fastidioso di plastica nelle narici, il buio scomodo oltre gli occhiali da sole…
Questa è la metro.
Mi porta da un capo all’altro in uno schiocco di dita.

3 Comments

  1. Roberto

    3 agosto 2010 at 13:27

    due cose:
    1) hai fatto il biglietto?
    2) sei arrivata puntuale a lavoro?

    1. Roberta

      3 agosto 2010 at 22:32

      Siii! Poi ho trovato un bar-tabacchi giusto al capolinea (prima di partire ovviamente!) della navetta, Ehm… No! 25 min di ritardo (ma ne ho segnati 20… Shhhh!! Scherzo!) Mi sono fermata esattamente 20 min in più dopo l’orario di lavoro ed ho recuperato!). Ciao Rob!

  2. Roberto

    3 agosto 2010 at 22:37

    ashdahdhsadhasah io oggi ho aspettato 40 minuti il 704 o 118, e al ritorno ho aspettato altri 40 minuti sempre il 704 e 118 dhashdashdhas

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